Prime Esperienze
Marchiata nell oscurità
Angel1965
09.03.2026 |
798 |
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"Nulla importava tranne la sensazione di lui che la possedeva, che le strappava gemiti sempre più alti, sempre più
disumani..."
Angelo la possiede con brutalità contro ilfrigorifero, strappandole un orgasmo
impossibile mentre il suo sperma la marca
nell'unico posto che ancora non era suo.
Rita cede, il suo corpo coperto di vino,
sudore e i loro liquidi mescolati.
La lingua di Angelo scivolò un’ultima volta tra le pieghe bagnate di Rita, raccogliendo ogni goccia residua del suo
orgasmo, mentre le dita affondavano nei suoi fianchi, lasciandovi impronte rosse. Il freddo del frigorifero contro
la sua schiena era l’unico contrasto al calore bruciante che le divampava tra le cosce, ma non ebbe il tempo di
abituarsi a quella sensazione. Angelo si rialzò di scatto, gli occhi scuri come la pece, la bocca lucida dei suoi stessi
succhi. Senza preavviso, la spinse con violenza contro la superficie metallica, facendole sbattere le spalle con un
tonfo sordo. Il dolore le attraversò la schiena, ma si trasformò subito in un brivido di eccitazione quando sentì le
mani di lui afferrare la gonna e tirarla su, esponendo il suo culo nudo e ancora arrossato dalle sculacciate
precedenti.
«Apri le gambe, puttana», ringhiò lui, la voce roca, mentre con un colpo secco le divaricava le cosce con un
ginocchio. Rita ubbidì senza esitazione, sentendo l’aria fresca accarezzarle la pelle umida tra le natiche. Non
ebbe il tempo di prepararsi. Angelo sputò sul palmo, strofinò il suo cazzo già duro e gonfio di vene, poi premette
la punta contro quel buco stretto, intatto, che pulsava di paura e desiderio. «Ti scoperò qui, Rita. E mi prenderai
tutto, anche se ti lacererò.»
Le parole le bruciarono nella mente quanto il dolore che sapeva sarebbe arrivato. Ma non voleva fermarlo.
Voleva sentirsi sua, completamente, senza più barriere. Angelo non aspettò una risposta. Con una spinta brutale,
il suo cazzo iniziò a forzare l’ingresso, stretto al punto da resistere come una mura di carne elastica. Rita gridò, le
unghie che graffiavano il metallo del frigo, le ginocchia che tremavano. Il dolore era acuto, tagliente, ma sotto di
esso c’era qualcosa di più profondo—un’ondata di piaceri proibiti che le faceva contrarre i muscoli intorno a
quell’intrusione enorme. «Cazzo, sei stretta da morire», ansimò lui, affondando ancora, centimetro dopo
centimetro, mentre le lacrime le scendevano dagli occhi, mescolandosi al sudore.
«P-più lento…», supplicò lei, la voce rotta, ma Angelo rise, un suono oscuro e compiaciuto. «Non te lo meriti,
lento. Te lo meriti così.» E con un’altra spinta violenta, la penetrò fino in fondo, spezzando l’ultima resistenza
del suo corpo. Rita urlò, il dolore che le trapassava il ventre, ma poi—poi—qualcosa cambiò. Il bruciore si
trasformò in un calore pulsante, una pressione che le riempiva ogni terminazione nervosa, facendola sentire
piena in un modo che non aveva mai immaginato. Angelo iniziò a muoversi, tirandosi indietro quasi del tutto
prima di affondare di nuovo, ogni colata più profonda della precedente, il suo cazzo che le sfregava contro le
pareti interne del culo come se volesse marchiarla dall’interno.
«Dio, sì…», gemette lei, le parole che le sfuggivano senza controllo, le dita che si aggrappavano ai suoi
avambracci mentre lui la teneva bloccata contro il frigo. Il freddo le penetrava nella pelle, ma era nulla rispetto al
fuoco che le divampava dentro. Angelo allungò una mano verso il bancone, afferrò la bottiglia di vino già aperta
e ne versò un getto diretto nella bocca di Rita, senza darle il tempo di respirare. Il liquido rosso le colò agli angoli
delle labbra, mescolandosi alla saliva, mentre lui le teneva la testa indietro con una presa ferrea sui capelli. «Bevi,
troia. Ogni goccia.» Lei ubbidì, deglutendo in fretta, il vino che le bruciava la gola quasi quanto il cazzo che le
dilaniava il culo. Angelo continuò a versare, costringendola a ingoiare, i suoi fianchi che non smettevano di
martellarla, il ritmo sempre più selvaggio.
«Ti piace, eh? Ti piace essere la mia puttana anal», ghignò lui, sentendo i suoi muscoli che iniziavano a cedere, ad
aprirsi per lui, il dolore che si scioglieva in un piacere così intenso da essere quasi insopportabile. Rita non riuscì
a rispondere, solo a gemere, la bocca piena di vino, il corpo scosso da tremiti incontrollabili ogni volta che lui la
penetrava fino all’osso. Poi, senza preavviso, Angelo le lasciò andare i capelli, solo per afferrarle i fianchi e
sollevarla quasi da terra, costringendola a reggersi sulle punte dei piedi mentre la trapassava con colpi così
profondi che sentiva il suo cazzo premere contro qualcosa di delicato, di nuovo, dentro di lei. «Senti come ti
allargo, cagna? Ora sei mia anche qui.»
Il vino le colava sul mento, sul collo, macchiandole la scollatura della camicetta strappata, ma non importava.
Nulla importava tranne la sensazione di lui che la possedeva, che le strappava gemiti sempre più alti, sempre più
disumani. Poi, improvvisamente, qualcosa dentro di lei cedette. Un’ondata di calore la travolse, partendo dal
ventre e esplodendo verso l’esterno con una forza che le tolse il fiato. Angelo imprecò, sentendo il suo culo
stringersi intorno al suo cazzo come una morsa bagnata, e poi—poi—un getto caldo e potente schizzò fuori da
lei, inondando entrambi, il frigorifero, il pavimento. Rita urlò, il corpo scosso da spasmi violenti, lo squirt che
continuava a fuoriuscire a ondate, come se ogni colata di Angelo le strappasse un altro orgasmo impossibile.
«Porca puttana, sì!», ruggì lui, i fianchi che si muovevano senza pietà, il cazzo che pulsava dentro di lei mentre
anche lui raggiungeva il limite. Con un ultimo affondo brutale, venne, riempiendole il culo di sperma bollente,
marcandola nell’unico posto che ancora non era suo. Rita crollò contro di lui, le gambe che non la reggevano più,
il respiro un ansito rotto, il corpo coperto di vino, sudore e i loro liquidi mescolati. Angelo la tenne su, una mano
sul suo ventre, l’altra che le accarezzava il culo ancora tremante, come per assicurarsi che fosse davvero sua.
«Ora sei mia», sussurrò contro il suo orecchio, la voce roca, soddisfatta. «Ogni buco. Ogni goccia.» Rita non
riuscì a rispondere. Poté solo annuire, sentendo il suo sperma che le colava giù lungo le cosce, la testa che le
girava per il vino, per l’orgasmo, per lui. Sapeva che non sarebbe finita lì. Che Angelo non l’avrebbe mai lasciata
andare. E, in quel momento, non voleva altro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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